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Pacific Garbage Patch

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Una massa di rifiuti in plastica accumulata nel vortice oceanico sub-tropicale dell’Oceano Pacifico: qualcosa come 80 mila tonnellate di detriti. Un’isola artificiale composta da triliardi di pezzi di plastica che anno dopo anno continua a crescere

Il Great Pacific Garbage Patch è un accumulo di detriti marini nell’Oceano Pacifico settentrionale. È conosciuto come il Pacific trash vortex, e si estende dalla costa occidentale del Nord America al Giappone. Il GPGP è composto dalla Western Garbage Patch e dalla Eastern Garbage Patch, situata tra gli Stati Uniti e le isole Hawaii.

La quantità di detriti nel GPGP è in costante aumento per effetto delle correnti oceaniche e per il fatto che è persistente perché gran parte di essa non è biodegradabile. Molte materie plastiche, per esempio, non si consumano; semplicemente si dividono in pezzi sempre più piccoli. Tuttavia, non tutti i rifiuti galleggiano in superficie. I detriti possono affondare centimetri o anche diversi metri sotto la superficie, rendendo quasi impossibile misurare l’area del vortice. Per molte persone, l’idea di “spazzatura” evoca immagini di un’isola di galleggiante sull’oceano. In realtà è quasi interamente costituita da minuscoli pezzi di plastica, chiamati microplastiche. Le microplastiche non possono essere sempre viste ad occhio nudo e anche le immagini satellitari non mostrano una gigantesca macchia di spazzatura. Le microplastiche del GPGP possono far sembrare l’acqua una zuppa torbida e talvolta questa zuppa si mescola con oggetti più grandi, come reti da pesca.

Neppure il fondale marino si salva dall’inquinamento da materie plastiche. Oceanografi ed ecologi hanno infatti recentemente scoperto che circa il 70% dei detriti marini in realtà affonda. Mentre molti tipi diversi di spazzatura entrano nell’oceano, la plastica costituisce la maggior parte dei detriti marini per due motivi. In primo luogo, la durabilità della plastica, il basso costo e la malleabilità significano che viene utilizzato sempre più in articoli di consumo e prodotti industriali. In secondo luogo, come già detto, i prodotti in plastica non si biodegradano, ma si suddividono in pezzi più piccoli.

Mentre oceanografi e climatologi avevano ipotizzato l’esistenza del GPGP già a partire dagli anni ‘60, fu il Capitano Charles Moore ad imbattersi per primo nel vortice di spazzatura negli anni ’70.

Poiché il GPGP è così lontano dalla costa di qualsiasi paese, nessuna nazione si assumerà la responsabilità o fornirà finanziamenti per ripulirla. Charles Moore sostiene che  ripulire la spazzatura “farebbe fallire qualsiasi paese” che dovesse provare. Molte persone e organizzazioni internazionali, tuttavia, si stanno dedicano all ricerca e allo sviluppo di soluzioni innovative per ripulire il GPGP.

Diario di viaggio

07.08.2019

Jason è un senzatetto di 29 anni che si guadagna da vivere raccogliendo materiali riciclabili

LOGBOOK 3 #PACIFICTRASHPATCH

È un senzatetto di 29 anni e, come molti altri come lui qui, si guadagna da vivere raccogliendo materiali riciclabili, come lattine e bottiglie di plastica.

14.07.2019

San Francisco, un’altra domenica passata qui

LOGBOOK 2 #PACIFICTRASHPATCH

Domenica, la seconda che trascorro qui a San Francisco. Un’altra giornata meravigliosa in questa città in cui ho percorso così tanti chilometri a piedi su e giù per le sue vie che mi sembra di conoscerla da anni.

03.07.2019

Rieccomi qui, più o meno là dove avevo lasciato questo diario di bordo.

LOGBOOK 1 #PACIFICTRASHPATCH

Rieccomi qui, più o meno là dove avevo lasciato questo diario di bordo. Tre mesi fa, a Calcutta, concludevo la navigazione sul quinto fiume più inquinato di plastica al mondo ed oggi sono qui, a San Francisco (California), in attesa cha la mia navigazione a remi nel più grande ammasso di plastica galleggiante al mondo prenda il via.

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